sabato 4 agosto 2012

CONSORZIO VINO CHIANTI CLASSICO

Le regole della D.O.C.G. - Non tutto il vino prodotto in Chianti è Chianti Classico. Per avere diritto a una denominazione non è sufficiente, infatti, la provenienza da un determinato territorio, ma devono anche essere rispettate tutte le regole previste dal disciplinare di produzione, che stabiliscono le condizioni e i requisiti necessari perchè un vino possa fregiare della D.O.C.G. Chianti Classico.
CHIANTI CLASSICO Oltre alla zona di produzione, altro requisito fondamentale riguarda la base ampelografica – ovvero i tipi di uva che possono concorrere alla realizzazione di un vino – che prevede una percentuale minima dell’80% di Sangiovese, il vitigno a bacca rossa tipico della zona.
Insieme al Sangiovese possono essere presenti, in una percentuale massima del 20%, altri vitigni a bacca rossa tra quelli autoctoni, come il Canaiolo e il Colorino, e quelli “internazionali”, come il Cabernet Sauvignon e il Merlot, raccomandati e/o autorizzati nella zona di produzione. Tra le principali caratteristiche organolettiche indicate dal disciplinare troviamo il colore rubino che può divenire talvolta, secondo l’origine, intenso e profondo; l’odore con note floreali di mammole e giaggiolo unite a un tipico carattere di frutti rossi; e il sapore armonico, asciutto, sapido, con una buona tannicità che si affina col tempo al morbido vellutato. Altri requisiti richiesti sono la gradazione alcolica minima di 12 gradi per il vino giovane e di 12,5 gradi per la Riserva, l’estratto secco netto minimo di 24 g/l e l’acidità totale minima di 4,5 g/l. Oltre a questo, il disciplinare impone importanti fattori produttivi: ad esempio, stabilisce che la resa dell’uva a ettaro non può superare i 75 quintali dopo 4 anni dall’impianto e che la resa dell’uva in vino non può essere superiore al 70%, ovvero 52,5 ettolitri di vino per ettaro. Inoltre, stabilisce che le operazioni di vinificazione, conservazione e imbottigliamento devono avvenire esclusivamente all’interno della zona di produzione e che l’immissione al consumo è consentita dal 1 ottobre successivo alla vendemmia. Per la Riserva è previsto un invecchiamento minimo obbligatorio di 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia. Anche per quanto riguarda l’etichetta, il disciplinare detta alcune regole che si aggiungono a quanto già stabilito dalle specifiche norme vigenti in materia. In primo luogo, l’etichetta deve riportare l’indicazione “Chianti Classico” con la specifica di “Denominazione di Origine Controllata e Garantita” ed evidenziare l’annata di produzione delle uve. Il nome del vino può identificarsi con quello dell’azienda o di un marchio, oppure può essere un nome di fantasia o l’indicazione del vigneto di provenienza. In ogni caso, non possono essere utilizzati i termini extra, fine, scelto, selezionato, superiore, vecchio e simili.
Il Sangiovese: l’anima del Chianti Classico - Presente con una percentuale che da un minimo dell’80% può giungere fino al 100%, il Sangiovese è la vera anima del Chianti Classico. Si tratti di terreno o di clima, il Sangiovese è un’uva molto sensibile ai fattori esterni ed è davvero difficile individuare un altro vitigno che sappia così bene interpretare le caratteristiche di un suolo e modificare i propri profumi a seconda del terreno in cui nasce. Così, un bouquet floreale rimanda alle arenarie, l’aroma di frutti di bosco al calcare e il profumo di tabacco fresco al tufo, ma sempre, quale che sia la zona di origine, si deve ritrovare quel sentore di viola mammola che lo stesso disciplinare di produzione individua come elemento caratterizzante e specifico del Chianti Classico.
Il Chianti Classico giovane e la Riserva Nei primi anni di vita, il Chianti Classico è profumato, fruttato, rotondo e presenta un colore rubino brillante. Ma il Sangiovese è un’uva da medio-lungo invecchiamento e, se utilizzato in percentuale molto elevata o in purezza come è previsto per il Chianti Classico, può dare vita a prodotti di grande corpo e notevole complessità, capaci di affrontare non pochi anni di invecchiamento. Naturalmente, a stabilire la qualità finale del prodotto concorrono vari fattori: è di grande importanza l’andamento stagionale, che nelle annate migliori garantisce una maturazione perfetta e omogenea delle uve, ma anche il lavoro dell’uomo in vigna, sia durante le fasi colturali che in vendemmia. Dell’intera produzione di Chianti Classico, un 20% circa viene oggi destinato alla Riserva, vino dal colore rosso cupo tendente al granato, dal profumo di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla struttura importante, elegante e vellutato. Le uve migliori vengono destinate alla Riserva fin dalla vendemmia e le loro proprietà si arricchiscono quando conoscono i legni. Un tempo si utilizzavano grandi botti in castagno o rovere, oggi si preferisce ricorrere a contenitori di rovere di più modeste dimensioni, che accelerano i processi evolutivi e permettono maggiori cessioni dei loro aromi nel prodotto. Il vino soggiorna nel legno per un periodo più o meno lungo a seconda delle dimensioni della botte, poi affronta l’ultimo passaggio prima di entrare sul mercato, l’affinamento in bottiglia.
Dalla vigna alla tavola. In vigna -  Le forme di allevamento tradizionali sono rappresentate dal guyot e da una sua derivazione denominata archetto toscano. Negli ultimi anni, soprattutto per i nuovi vigneti, si è molto diffuso in Chianti il cordone speronato, una forma di allevamento con notevoli prospettive di meccanizzazione in grado di produrre alta qualità. Se il sistema di coltivazione prescelto è quello tradizionale, il terreno viene lavorato più volte nel corso dell’anno. Attualmente, però, sta sempre più affermandosi la pratica dell’inerbimento, soprattutto nei vigneti con notevoli pendenze, per consentire una migliore regimazione delle acque e limitare i fenomeni di erosione. Il risveglio vegetativo della vite, con l’apertura delle gemme da cui nasceranno i nuovi germogli, si compie verso la metà di aprile. Nel periodo compreso tra fine maggio e inizio giugno si assiste alla fioritura, con la produzione di piccoli fiori bianchi profumatissimi, mentre a metà giugno avviene l’allegagione, il momento in cui il fiore si trasforma in frutto. Con il caldo di luglio e dei primi giorni di agosto, il piccolo chicco di uva, inizialmente verde, si colora progressivamente nella fase della invaiatura. Da questo momento ha inizio la maturazione, che arricchirà gli acini di tutte quelle sostanze – zuccheri, polifenoli e aromi – necessarie alla produzione di un grande vino e ridurrà i tenori di acidità ai livelli ottimali. Il mese di settembre è forse il più importante e delicato per la maturazione: le escursioni termiche tra le giornate assolate e il fresco della notte consentono di completare un lungo processo. Ottobre, infine, è il mese della vendemmia, che avviene in tempi differenziati a seconda della tipologia delle uve e della loro maturazione. Nelle zone più basse la raccolta può iniziare anche a fine settembre, mentre la maturazione delle uve è più lenta laddove l’altitudine è più elevata. Dalla fine di novembre fino a tutto febbraio, quando la vite è ormai in letargo, è il momento della potatura.
In cantina - Appena arrivate in cantina le uve subiscono la pigia-diraspatura, da cui si ottiene il mosto che viene poi trasferito in varie tipologie di vasi vinari dove ha inizio la fermentazione alcolica, caratterizzata da una prima fase tumultuosa con sviluppo di temperature generalmente inferiori ai 30 gradi. La durata della macerazione delle bucce varia a seconda delle caratteristiche delle uve, ma è generalmente di circa due settimane. Durante questo periodo, le bucce vengono spinte verso l’alto dall’anidride carbonica prodotta dai lieviti nella fermentazione e formano una massa compatta chiamata cappello. Al fine di ottenere il massimo dalla materia prima vengono effettuati rimontaggi e follature (rottura del cappello) per estrarre dalle bucce i polifenoli, che danno colore e consentono longevità al vino, e le sostanze aromatiche, da cui dipenderà la complessità del profumo. Segue la svinatura, ovvero la separazione delle vinacce dal vino fiore, sul quale avviene la seconda fermentazione, denominata malolattica in quanto l’attività dei batteri lattici trasforma l’aggressivo acido malico nel più morbido acido lattico. Per dare progressivamente limpidezza al prodotto vengono effettuati dei travasi, l’ultimo dei quali avviene, come vuole la tradizione, al momento della fioritura della vite, che annuncia l’arrivo del caldo estivo. Il vino destinato a entrare presto in commercio rimane nei serbatoi oppure sosta in botte per qualche tempo ancora, mentre quello destinato a diventare Riserva inizia il suo lungo periodo di maturazione in legno, a cui seguirà l’affinamento in bottiglia.
In bottiglia - Una volta acquistato, il Chianti Classico è un vino che deve essere conservato con grande attenzione. L’ambiente ideale è una cantina non umida e con una temperatura costante, ma il vino può giacere in un qualsiasi locale purché al riparo dalla luce, dai rumori e dalle fonti di calore.
Non bisogna, infatti, dimenticare che si tratta di un prodotto che continua a vivere una lenta evoluzione che lo porterà ad acquisire ulteriore finezza. E’ inoltre importante conservare la bottiglia coricata, in modo che il tappo, inumidito dal liquido, mantenga l’elasticità del sughero necessaria a impedire ossidazioni causate da infiltrazioni d’aria. Dalla longevità di un vino dipende anche la durata della conservazione in cantina: maggiore è la sua struttura – come nel caso della Riserva – e più lungo potrà essere il periodo di attesa prima di degustarlo nella sua forma migliore.
In tavola - Il Chianti Classico si accompagna egregiamente ai sapori della cucina toscana, ma può essere abbinato con facilità a una grande varietà di piatti. In particolare, le carni rosse cotte alla griglia si sposano perfettamente con vini di medio corpo, dalla tannicità contenuta, mentre le carni più elaborate richiedono vini più strutturati. Le grandi Riserve sono ideali per accompagnare piatti di selvaggina o formaggi stagionati. Conservato in bottiglia da mesi se non da anni, il vino necessita di essere ossigenato prima di degustarlo, soprattutto se si tratta di una Riserva. Per questo, la bottiglia deve essere aperta qualche ora prima di servirla e, se questo non fosse possibile, si può ricorrere alla pratica della decantazione: versando lentamente il vino in una caraffa si ossigena in tempi rapidi. La temperatura ideale di servizio è di 16-18 gradi; se più elevata, si rischia di soffocare nell’alcolicità ogni bouquet, se troppo inferiore, si squilibra l’acidità. Non meno importante è la scelta del bicchiere giusto: per valorizzare al massimo un vino Chianti Classico ed esaltarne il bouquet, è necessario un calice a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi, dal volume più contenuto per i vini giovani e più ampio per le Riserve.”

venerdì 3 agosto 2012

Cantina San Michele – St. Michael - Eppan


“Nel cuore degli immensi vigneti dell’Oltradige, sparse su soleggiati pendii, nascoste fra le mura di antiche residenze ci sono le cantine vinicole dei 350 soci della Cantina San Michele Appiano. I vigneti sono un tratto distintivo di questo straordinario paesaggio in cui la gente scrive la sua storia attraverso il vino: una storia fatta di tradizioni contadine e audaci visioni per il futuro.  La Cantina San Michele si erge orgogliosa sopra alla Strada del Vino. Fondata nel 1907, negli anni è diventata una delle aziende più grandi e affermate dello scenario vitivinicolo altoatesino e italiano. Con dedizione, grande passione e rispetto per la natura, i soci della nota cantina vivono la loro missione.
L’imponente manufatto all’imbocco della Strada del Vino è un landmark, testimone della movimentata storia della Cantina Vinicola San Michele Appiano. Realizzato nel 1909, il corpo centrale in stile Liberty è ancora oggi espressione dell’orgoglio e della fierezza dei contadini di Appiano che volevano dare al loro vino una cornice adeguata. Il successivo ampliamento dell’edificio originario simboleggia l’orientamento al futuro: il suo stile sobrio e le sue linee pulite sono espressione della determinazione dell’apertura dei vignaioli dell’Oltradige.”



Colle Massari


Famiglia - I fratelli Maria Iris e Claudio Tipa, che condividono da sempre la passione per la natura e per i grandi vini, hanno realizzato il loro sogno creando un “Domaine” in Toscana. L’odierna ColleMassari comprende tre tenute: dal 1998 il Castello di ColleMassari, dal 2002 il Podere Grattamacco e dal 2011 la Fattoria Poggio di Sotto.
Castello ColleMassari - Nasce nel 1998 ed è compresa nella DOCG Montecucco in Alta Maremma, tra le DOCG del Brunello di Montalcino e del Morellino di Scansano, godendo di condizioni ideali per l’allevamento del sangiovese. Il primo millesimo prodotto è del 2000.
Grattamacco - Nasce alla fine degli anni 70 ed è compresa nella DOC Bolgheri dove coglie prontamente l’interesse del mercato per questa nuova culla del Cabernet Sauvignon in Italia. Il primo millesimo prodotto è del 1982, frutto di un taglio di Cabernet Sauvignon con Sangiovese e Merlot.
Poggio di Sotto - Nasce nel 1989 ed è unanimemente considerata una dei veri e propri classici del Brunello di Montalcino DOCG. È sicuramente una delle aziende più famose e premiate dalla critica enologica italiana ed estera, non solo per il Brunello, ma anche per il suo Rosso di Montalcino DOC. Il primo millesimo prodotto è del 1991.
Alinghi - ColleMassari in qualità di Official Supplier ha accompagnato Alinghi nella vittoriosa conquista della Coppa America nelle due edizioni di Auckland 2003 e Valencia 2007, promuovendo con i prodotti delle sue tenute Toscane il vino italiano nel mondo.”


ARMANDO AL PANTHEON


“Nel lontano 1961 Armando Gargioli, approda, grazie al consiglio di alcuni suoi amici commercianti, dalle parti del Pantheon e precisamente nella Salita de’ Crescenzi. Al n° 31, rileva un vecchio ristorante, un po’ demodè ed in crisi d’identità. Lo trasforma in una, “Bottiglieria con cucina” a cui da il nome di “Armando al Pantheon”. Armando è un cuoco eccezionale e ben presto, il piccolo locale, acquista una certa notorietà. Le specialità della cucina romana eseguite nella loro pura ed essenziale forma e supportate da materie di prima qualità, diventano un punto di riferimento per gli amanti della tipicità romana. Negli anni settanta, ad Armando, si affiancano i figli: il primogenito Claudio, studente universitario e poi, l’ancora quattordicenne Fabrizio.
Sono tempi difficili, di crescita, ma ricchi di soddisfazioni. Il locale è frequentato da personaggi della cultura e dello spettacolo, ne citiamo alcuni come: il filosofo Jean Paul Sartre , i pittori: Antoci, e Cascella , gli attori: Merli, e Grazioli, i registi: Citto Maselli e Nanni Loy, grandi musicisti come: Nino Rota ed Astor Piazzolla ed ancora tanta, tanta, gente, romani e no. Nella prima metà degli anni ottanta, i due fratelli diversificano i loro ruoli e mentre Fabrizio si specializza nel servizio di sala e nella conoscenza dei vini, Claudio si affianca al padre in cucina ed apprende da lui tutti i segreti di quel mestiere. Con passione si dedica ad un lavoro di ricerca culinaria che lo porterà alla rivisitazione di ricette “Apiciane” (grandissimo cuoco vissuto alla corte dell’imperatore Tiberio circa duemila anni fa) e a far nascere alcune specialità personali, sempre improntate alla tradizione e alla tipicità romana. Passano gli anni, la società cambia, la storia cambia ed anche per “Armando al Pantheon” sono tempi di lente ma inevitabili trasformazioni; da semplice osteria con cucina, si migliora e diventa un qualcosa di unico nel suo genere, un posto di ritrovo simpatico ed accogliente dove chi lo frequenta, più che sentirsi un anonimo avventore, si sente un amico. Armando si ritira dall’attività, per ragioni di salute, all’inizio degli anni novanta, ma i due fratelli Gargioli continuano la tradizione di famiglia. A settembre del 2003 entra a far parte dello staff, una delle figlie di Claudio, Fabiana che, affianca lo zio Fabrizio nel servizio di sala.
Sono cambiati i nomi, ma il tipo di persone che attualmente frequentano il locale sono sempre le stesse: clienti per una volta, amici per sempre. Noi di “Armando al Pantheon” ringraziamo tutta la nostra clientela, quella passata e quella presente che, in tutti questi anni, grazie alla sua presenza ed al suo incoraggiamento ci ha trasmesso la voglia, la gioia e la volontà di fare sempre e meglio il nostro lavoro.”




giovedì 2 agosto 2012

Enoteca dell’Orologio


“L’Enoteca dell’Orologio nasce nel 1983, coronamento della grande passione per i vini di alta qualità del Patron Graziano Bernini ed è riconosciuto dalle guide gastronomiche più autorevoli.
Il locale Ristorante è disposto su due livelli con ampio giardino e affaccia nella piazza principale della città di Latina ed ospita frequentemente mostre ed eventi di carattere culturale. Ambiente di grande impatto, moderno, professionale ed allo stesso tempo elegante, si presenta ampio e spazioso su due piani e diviso in più sale. Arredato con cura, ben illuminato e raffinat,o offre riservatezza e una soave armonia. Il menu dei vini, ben curato, offre le principali selezioni delle etichette, realmente disponibili in cantina, che rappresentano le principali aree enologiche nazionali ed internazionali. La città di Latina è nata dove, fino a qualche decennio fa, regnava la palude e la malaria. Ogni famiglia ha portato con sè la propria tradizione culinaria: non è raro trovare case dove si cucina con la stessa disinvoltura il couscous, il caciucco  o i cappelletti in brodo. L’Enoteca dell’Orologio è quindi libera di proporre una carta non strettamente legata al “territorio”, pur usandone i prodotti migliori, ispirata alla classica cucina italiana e a quella di tutti gli altri paesi del Mediterraneo e non, nel rispetto dell’olio d’oliva.”


mercoledì 1 agosto 2012

Resort Le Capase


“Il resort - Lungo la costa orientale del Salento, nel Parco Naturale Regionale che si estende da Otranto a Santa Maria di Leuca, si trova "Le Capase". Il resort di nuova realizzazione, frutto del recupero un immobile dismesso degli anni '70, si accorda armoniosamente con la forza del paesaggio, nel rispetto delle tradizioni costruttive locali. Il progetto, firmato dall'architetto Carlo Chambry, richiamandosi alle eleganti masserie che sorgono nelle vicinanze, prevede l'utilizzo di materiali locali e lavorazioni artigianali di antica e rinomata qualità. Tra questi la pietra leccese, quella di Soleto, di Trani, i muretti a secco, i pavimenti in pastina di cemento e le capase di Cutrofiano a segnare il ritmo fra cielo e mare. Le capase, tipiche anfore in terracotta, sono uno dei simboli più espressivi della cultura salentina, che si usavano e si usano ancora per conservare le friselle, i fichi secchi arrostiti con le mandorle ed altri alimenti.
Le camere - Il resort ha 17 camere, tutte dotate di terrazzo con pergola, aria condizionata e sono diverse l'una dall'altra. Il corpo centrale accoglie una standard giardino, quattro classic giardino, una standard che offre parziale vista mare, cinque classic mare, due superior mare e una prestige. Presso una dependance adiacente il resort ha una standard mare e una superior mare. Un'altra prestige è posizionata in una dependance indipendente e gode di maggior privacy. Le camere, con bagno en suite, hanno dimensioni a partire da 22,5 mq. e offrono un terrazzo con pergolato di almeno 11 mq.”



martedì 31 luglio 2012

Ristorante Vecchia Aosta


“Il Ristorante è inserito nel centro storico pedonale di Aosta, all'interno della Porta Pretoriana, antico accesso alla città romana "Augusta Praetoria" fondata nel 25 a.C. dall'Imperatore Augusto a difesa della strada di comunicazione con la Gallia e con i popoli del Nord. Era anche una avamposto per controllare gli abitanti del luogo, gli antichi Salassi, che vedevano di mal occhio la dominazione Romana. La Porta è uno dei reperti storici meglio conservati dell'Impero Romano, che racchiude 2000 anni di storia, e pertanto viene spontaneo domandarsi come sia possibile che vi sia inserito un esercizio pubblico. La storia ci tramanda che già nel Medio Evo questo accesso era presidiato da un nobile del luogo, il Signore di Quart, che esigeva un dazio sul passaggio delle merci in transito, e che aveva fatto erigere sul lato Nord una Torre a sua dimora, usufruendo dello spazio interno alle due Porte. Pertanto era anche un punto di sosta per i viandanti che percorrevano le strade impervie della Valle. Esistono documentazioni che comprovano l'esistenza di una taverna, ed infine all'inizio del 1900 si installò un posto di ristoro denominato "Trattoria Aurora" di cui esistono ancora alcune lastre fotografiche dell'epoca. L'ultima ristrutturazione risale al 1999, con l'apertura di una sala al secondo piano avente una capienza di circa 40 coperti, che uniti a quelli del primo piano disposti in tre piccole sale, e a quelli della Brasserie, si raggiungono circa i 120 coperti. Inoltre nel periodo estivo conta di un grazioso dehors situato nella piazzetta delle Porte con circa 30 posti a disposizione. La proprietà è del Demanio e la cura è della Sovraintendenza dei Beni Culturali per conto dell'Amministrazione Regionale, che disponendo dell'immobile pensò bene di dare seguito alla tradizione affidandolo a privati per il proseguimento della ristorazione, con la clausola di mantenerne alto il decoro. Per questo motivo e per l'ambizione che ci spinge a dare il meglio di noi, si cerca di proporre una cucina che segua il criterio di scelte regionali e stagionali, cambiando periodicamente il nostro menu, non tralasciando le proposte tradizionali con una tendenza alla cucina d'oltralpe dei nostri vicini Francesi.”


lunedì 30 luglio 2012

Cave du Vin Blanc


“In passato il Blanc de Morgex et de La Salle era commercializzato dai singoli vignerons, con produzioni peraltro modeste che non garantivano una presenza costante sul mercato né una corretta divulgazione della complessiva immagine vitivinicola. Alcuni stimoli interni, quali il giusto senso di orgoglio per le proprie tradizioni e la secolare abitudine al lavoro in gruppo nei villaggi alpini, ed esterni, quale la lungimirante azione di Don Bougeat, Parroco di Morgex fino al 1971, hanno dato spunto per la creazione della “Association des Viticulteurs”.
Nel 1983, a distanza di un decennio e sulle ceneri di questa, quale primo risultato della politica di sostegno e sviluppo della viticoltura valdostana attuata dalla Amministrazione Regionale, è stata fondata la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, che ha successivamente preso possesso dei locali della nuova sede di Morgex, tecnologicamente all'avanguardia. Nel primo decennio di attività di vinificazione la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle ha raggiunto pressoché il raddoppio del numero dei soci, attualmente un centinaio, ed incrementato del 100% la propria produzione, ora quantificabile in 150.000 bottiglie annue: una ulteriore conferma del successo di un cammino intrapreso ridando vita a vitigni ormai abbandonati sulle pendici del Monte Bianco, nel desiderio di non lasciar morire una secolare tradizione dei luoghi. Certo, il dato produttivo può sembrare ridotto rispetto ad altre realtà vitivinicole, ma occorre ricordare che questo rappresenta oltre il 90% delle uve raccolte nei comuni di Morgex e La Salle, per un totale di 20 ettari di superficie, e, soprattutto, che le caratteristiche geomorfologiche del terreno presentano scarsa possibilità di espansione.”



sabato 28 luglio 2012

BIRRA DEL BORGO


“1999 -2004: Comincio a far la birra in casa come gioco, ma con il passar del tempo per me brassare diventa sempre più un lavoro e sempre meno un hobby. Nasce così l'idea di produrre "in grande". Abbandono il mondo della ricerca accademica e decido di dedicarmi alla mia passione. Mi metto in viaggio per l'Europa alla riscoperta degli antichi stili birrari: conoscere i vecchi mastri birrai tedeschi o gli estrosi belgi è stato fondamentale per la mia formazione. In Inghilterra assaggio le birre più interessanti, rappresentative di una cultura completamente diversa dalla nostra comune idea di birra: le "real ale", poco carbonate, molto corpose e tutte con sentori fruttati avvincenti. Poi inizio ad avere esperienze su produzioni più ampie dei miei 30 litri casalinghi. Da lì prendo il coraggio di lanciarmi nell'avventura di Birra del Borgo.
2005: Nasce ufficialmente Birra del Borgo a Borgorose, un piccolo paese in provincia di Rieti, al confine tra Lazio ed Abruzzo nella riserva naturale dei Monti della Duchessa. Nel Vecchio Birrificio di Colle Rosso vedono la luce le prime birre che avranno un grande successo e faranno conoscere Birra del Borgo in tutto il mondo: la ReAle, la DucAle, la Duchessa.
2007: BdB cresce. A maggio festeggiamo per la prima volta ufficialmente il nostro "compleanno" con il BdB Day. Il 2007 è anche l'anno di nascita del Bir e Fud di Trastevere, il primo locale che ha portato a Roma un'idea diversa su come e perché bere birra insieme al cibo. Insieme a Manuele Colonna e altri amici abbiamo voluto dimostrare che il classico binomio "pizza e birra" poteva trovare un nuovo significato accostando birre artigianali a ottime pizze fatte a regola d'arte e ad altri piatti realizzati in modo semplice ma attento.
2009: Inauguriamo il Nuovo Birrificio di Spedino, poco distante da quello già esistente, che resta il nostro laboratorio per le sperimentazioni e i progetti più folli. Nello stesso anno, in collaborazione con l'amico Teo Musso di Baladin e altri soci, apre l'Open Baladin a Roma, a due passi da Campo de' Fiori: non un semplice pub, ma una vera e propria "casa della birra" dove fare cultura birraia proponendo le migliori birre artigianali italiane e straniere insieme ai piatti – hamburger, carni, patate e panini, tutto fatto a regola d'arte e con le migliori materie prime – curati da Gabriele Bonci. Qui trovate tutte le nostre birre, compressa qualche chicca prodotta in edizione limitata.
2011: BdB vola Oltreoceano: sempre insieme a Teo Musso e stavolta anche con lo zampino di Sam Calagione, birraio dello statunitense Dogfish Head, inauguriamo la Birreria, il brewpub all'ultimo piano di Eataly NY, in piena Manatthan. I newyorkesi impazziscono per le birre artigianali made in Italy e per quelle realizzate all'interno del locale, e scoppia ufficialmente la bdbmania anche negli States! Intanto, in Italia non restiamo con le mani in mano: il Nuovo Birrificio si amplia con nuovi tini di fermentazione e una nuova linea di imbottigliamento up to date!
Nel Nuovo Birrificio trova spazio anche il Laboratorio di Controllo Qualità, il cui scopo è monitorare l'intera produzione Birra del Borgo analizzando ogni lotto durante e dopo la fermentazione per assicurarsi che il risultato finale sia quello desiderato. Tutte le birre prodotte vengono sottoposte anche ad analisi sensoriale da parte di membri dello staff e assaggiatori esterni nei panel taste settimanali. Altro obiettivo fondamentale del laboratorio è lo studio dei diversi step del processo di fermentazione e l'individuazione di ceppi autoctoni di lieviti per rendere le nostre birre ancora più uniche.” (Leonardo Di Vincenzo)



venerdì 27 luglio 2012

THE SAYAGO AND PARDON


“Sayago & Pardon believes that artistic thinking is the foundation of success. From an idea to an artistic expression, all forms of art are equal. Through our art collection, social programs and involvement with other organizations Sayago & Pardon strives to share the ability that art has to transform thought, provoke creativity and stimulate the senses.
Collection - The Sayago & Pardon collection is comprised of modern and contemporary Latin American art with over 500 works representing nearly all countries of Latin America and more than 140 of their artists. Encompassing painting, drawing, photography and sculpture, the collection provides a unique look at Latin American art through the eyes of the organization’s founders. The collection is filled with dynamic works that highlight creativity through the juxtaposition of masters alongside emerging artists. From figurative works to the abstract, the Sayago & Pardon collection explores all genres of art to showcase the diversity of Latin America. Sayago & Pardon’s persistent dedication to supporting and promoting emerging talent has led to a focus within the collection that explores the creativity of California contemporary artists.  Through the integration of California contemporary art, the collection seeks to promote the multicultural diversity of California through its local emerging artists. By combing Latin American art and emerging California contemporary art, the Sayago & Pardon collection is creating a unique crossroads within the art world.”



giovedì 26 luglio 2012

Fattoria di Magliano


“La Fattoria di Magliano, sorge nel centro di una vasta tenuta agricola, in Toscana, nel cuore di un territorio famoso - la Maremma. Anima e baricentro del luogo sono il vigneto e la cantina, intorno a cui è nato l’intero progetto. Quasi per naturale evoluzione, è nata e cresciuta l’idea di aprire agli ospiti le porte delle case che fanno parte della proprietà. Oggi, la Fattoria di Magliano offre un soggiorno ideale a chi desideri quiete e raccoglimento, e sia in cerca di fonti di benessere e di svago autentiche e poco convenzionali. Per vocazione, gusto, atmosfera, la fattoria è una struttura di accoglienza diversa, perché nuova nei servizi e particolare nello stile, informale, ma raffinato, in linea con la tendenza la più attuale. La gestione sposa efficienza, discrezione, sollecitudine, in accordo con il carattere dell’ambiente, disteso e piacevole.”



mercoledì 25 luglio 2012

EUGENIO COLLAVINI


“La storia dei Collavini inizia a Rivignano nel 1896. Eugenio, il fondatore, forniva vini alle famiglie nobili di Udine ed alle botteghe. La guida poi passa a Giovanni, che attraversò ben due guerre alla fine delle quali i commerci ebbero, come sappiamo, una veloce accelerazione, mentre si affermava l’enologia, dando ai vini una qualità fino ad allora  sconosciuta. Sarebbe stato Manlio, figlio di Giovanni, a cogliere quei primi segnali di forte cambiamento, quasi anticipandoli. Fu tra i primissimi a portare i vini friulani nel mondo. Nel 1966, trasferisce le cantine a Corno di Rosazzo, dove acquista il castello Zucco-Cuccanea (1560). Fu un antesignano nel credere al Pinot grigio vinificato in bianco (era il 1969) e nel 1971 crea Il Grigio, spumante che fece tendenza, al quale poi si aggiunse la Ribolla Gialla brut. Oggi la Collavini è una Srl “familiare” che vede, accanto a Manlio, i figli Giovanni, Luigi ed Eugenio.”


martedì 24 luglio 2012

Le botteghe di Leonardo


“Andrea e Lorenzo non cercano semplicemente un progetto imprenditoriale, ma un sogno da realizzare. Nel 2008 Lorenzo Marconi e Andrea Portolani studiano il settore e il mercato dal punto di vista finanziario per conto di un cliente investitore. La comune passione per il gelato e per il cioccolato, in qualità di golosi, si unisce naturalmente e rapidamente alla visione positiva del business economico. Prima di intraprendere l’attività imprenditoriale e fondare la società Andrea e Lorenzo studiano il ciclo produttivo del gelato partecipando a numerosi corsi sulla realizzazione del gelato artigianale, sull’utilizzo delle migliori materie prime, maturando un’esperienza intensa e coinvolgente anche con responsabili di produzione di ingredienti delle maggiori società del settore. Alla Carpigiani University, durante un corso avanzato di perfezionamento conoscono il professor Gianpaolo Valli, che forte di un’esperienza ultraventennale diventa l’anello che chiude la catena del valore. Nell’ottobre del 2010 iniziano al loro attività.”


lunedì 23 luglio 2012

MIMI’ ALLA FERROVIA


“L’ antico ristorante “Mimì alla ferrovia” nasce nel settembre del 1944 nel cuore della Napoli storica. gestita da Emilio Giugliano, il cosiddetto Mimì, e dalla moglie Ida. Mimì era un abile commerciante del settore con l’hobby dei cavalli, una passione della quale ancora si trova traccia in quel cavallo al trotto, sormontato dall’immancabile ferro di cavallo, che costituisce lo stemma del ristorante. In origine semplice trattoria frequentata dalla media borghesia napoletana e dai più celebri personaggi napoletani, quali TOTO’, i De Filippo, il maestro Fellini, è divenuto nel corso degli anni un ristorante dall’atmosfera calda e accogliente, punto di riferimento per tutti i napoletani e non. La vicinanza ai mezzi di trasporto, aeroporto, ferrovia, porto, autostrade, e al centro delle principali vie del commercio, lo rende una meta “obbligatoria”. Da qui nasce la famosa frase “l’Italia passa per Mimì”, pronunciata da Michele Giugliano, soprannominato “Don Mimì”, che assieme al cugino Michele e alla nuova generazione, gestisce questo rinomato locale, ora ampliato e rinnovato in un’atmosfera di eleganza formale, capace di non perdere quell’impronta classica di genuinità dei sapori e rispetto della tradizione. Accanto a nuove e ricercate ricette primeggiano piatti semplici e intramontabili per una cucina che resta immutata nella bontà rispetto a quella di tanti anni fa. Le numerose personalità della politica, dello spettacolo o della cultura che, nel corso degli anni, hanno scelto di fermarsi da Mimì sono stati accolti da quest’atmosfera d’amore per la cucina di qualità, per l’ospitalità ed il servizio,  ma soprattutto sono stati contagiati dalla stessa passione che da circa 70 anni accompagna i titolari di questo ristorante. Come afferma la giornalista Daniela Vergara nella prefazione del libro “Napoli è servita. Mimì alla ferrovia racconta la città dal dopoguerra a oggi”: “… tutta l’esperienza, la saggezza, l’attenzione, l’amore che Michele senior e Michele junior usano per i loro piatti … quel pezzo di storia di una città che è passata per i locali di via Alfonso D’Aragona…sono ingredienti che non si scrivono su un pezzo di carta. Fanno parte di Mimì”. La storia di questa tradizione non si ferma alla ferrovia, nella Napoli antica, ma raggiunge la collina vomerese, in uno dei luoghi più suggestivi di tutta Napoli cha avvolge con lo sguardo l’intero Golfo di Napoli: “Villa D’angelo”, una Villa armoniosamente inserita nel verde, location Location ideata e sognata per eventi esclusivi, per matrimoni, cerimonie, meeting e catering. Protagonista indiscussa non potrebbe che essere la buona cucina, attraverso la selezione accurata delle materie prime e la creazione di continue nuove portate che esplorano ogni aspetto della ricca tradizione culinaria mediterranea, rielaborate con gusto e un tocco di fantasia.”



sabato 21 luglio 2012

HOLLOW MMIX – indipendent clothing


“Hollow was founded in 2009 by three lifelong friends, Dan, George & Joel based out of their love for surfing and the urban lifestyle. Since Hollow began we've released over 25 designs and sold to 19 countries on a regular basis, including United States, Cananda, Germany, Australia, Switzerland and of course the mighty United Kingdom to name a few. We pride ourselves on delivering the best quality product (every way we possibly can) to our consumers. All of our items are limited edition, once they're sold out - they're gone! Thanks for supporting Hollow :)”


venerdì 20 luglio 2012

Palazzo Jannuzzi Relais


“Sorrento has an incomparable geographical and political position, and that is why since ancient times has been a popular destination for many people, who, with their passages have influenced the culture and traditions of this charming place kissed by God and the sun . The etymology of the name “Sorrento” is not entirely certain, some scholars state it is attributable to the myth of the Sirens (Sirentum) while others argue that the term derives from the greek word which means surreal “contribute“, “flows” and in this case would relate to the hydrological and morphological conformation of the Sorrento peninsula, marked by two rivers that flow into the sea by defining both the old boundaries of the city. Some archaeologists state that in the hilly areas an origin of the first settlements actually date back to Neolithic times, and can be seen partly in the Museum Correale of Sorrento, partly in Vallet Gorge Museum of Villa Fondi in Piano di Sorrento (tombs of the civilization of Gavdos). Among the famous and illustrious people visiting Sorrento are: Lord Byron, John Keats, Walter Scott and Goethe. Sorrento is the birthplace of the famous poet Torquato Tasso (1544-1595), and the city’s main square is dedicated to him. A statue stands in his honor. Tasso, is the author of the famous Gerusalemme Liberata and he is considered the most famous and influential Italian poet of the sixteenth century. The famous tenor Enrico Caruso loved Sorrento, and visited many times, especially during his convalescence after his surgery. The great singer-songwriter Lucio Dalla, dedicated a song to Enrico Caruso . Dalla,enjoys Sorrento and has become an honorary citizen .”


lunedì 16 luglio 2012

HUVAFEN FUSHI


“Huvafen Fushi is currently closed for refurbishment from May 20th and will reopen on July 28th, 2012. After eight years of delivering dreams in true Huvafen Fushi style, we will reopen to fulfil even bigger ones. For any enquiries or information, please email reservations@huvafenfushi.com or call +960 6644222. Underwater spa rooms. Underground wine. Pristine waters below your ocean bungalow's glass floor. Immersed in surreal beauty in a private courtyard onshore. "Rooms" at sea - 68-foot sleek designer yacht or a traditional Maldivian dhoni, fitted with modern indulgences. Cuisine in the raw. Private dining experiences. A stretch of private beach or 1001 nights boudoir chic. Bespoke cruises. Reef journeys. Floating at infinity's edge. Thousands of bottles in the Maldives' most impressively stocked cave, guided by global chefs. Spa treatments that invite you to come out of your shell - in a LIME Light - Crystal Ritual or a Turquoise Explosion.

Per Aquum - The signature company of Universal Enterprises, Per AQUUM Retreats • Resorts • Residences is a specialist luxury retreat, resort, spa and residence management company that offers a different kind of company ethos: one that is passionate, visionary, imaginative and naturally modern. Each property embodies regional traditions and combines luxurious fittings and  furnishings in a culturally sensitive way. No two properties are alike. Literally translated, Per AQUUM means ‘through water', and the vision of the company is to develop and manage properties in desirable locations using naturally modern, ecologically responsible design. Per AQUUM currently manages properties in the Maldives and the UAE.”


domenica 15 luglio 2012

AGRITOURISM IN CYPRUS


“The Cyprus countryside is endowed with inexhaustible historical, natural and human riches, generously revealed to the visitor. Its traditional villages, enhance and complement a wonderful natural environment, with their local character, traditional architecture and village planning. Such places are conducive to a harmonious coexistence of man with nature, a coexistence sought by more and more visitors on their holidays. Within such an environment the visitor has the benefit of the daily hands-on experience of the rich traditions of village people: the simple, serene rhythms of rural life, folk customs, daily activities, and the authentic tastes of traditional cuisine; all filtered through the sense of genuine hospitality. The Cyprus Tourism Organisation, having considered this new trend of visitors wishing to experience a new, alternative way to holidaymaking, has set in motion a programme of restoration of traditional houses and enhancement of the traditional element in Cyprus villages, within the framework of the philosophy of agrotourism. The need for a better and more organised co-ordination of agrotourism led to the establishment of the Cyprus Agrotourism Company, a body dealing exclusively with holidays in the Cyprus countryside. Today, agrotourism is an autonomous, vibrant part of Cyprus tourism hosted in traditional lodgings of historical value throughout Cyprus, ready to offer a new, alternative holiday ideal. These restored lodgings create a warm atmosphere that will be engraved deep in your memory. At the same time, you will enjoy the comfort of a household that will soon feel like home. From then on await a handful of pleasant surprises nature has in store for you: millions of different scents, images of unparalleled beauty, walks down nature trails, visits to historical monasteries and archaeological sites, the real life of the country. You'll see and enjoy one day after the other and you will be overcome by a feeling of invigorating rejuvenation. As for the cuisine in these places, it is certain that you will be missing it for a long time after you've had a taste. Suffice to say, agrotourism is not something you describe but something you experience. We will simply guide you through the wonderful world of the 53 lodgings included in this website. Make your choices and set off to meet the life of nature and tradition in the Cyprus countryside.”




sabato 14 luglio 2012

OTTIN

“L'azienda Ottin nasce da una passione. La passione di un giovane agricoltore per il vino e per la sua terra. Una passione che viene da lontano, ereditata dalla famiglia, viticoltori di montagna da generazioni. Conoscenze e savoir faire secolari che Elio Ottin ha saputo mettere a frutto creando la sua azienda agricola agli inizi degli anni Novanta, dopo gli studi all'Institut Agricole Régional e all'Istituto Agrario di Verzuolo. Tecnico agrario presso l'Assessorato all'Agricoltura della Regione Autonoma Valle d'Aosta, alla fine degli anni Novanta lascia il pubblico impiego per dedicarsi interamente alla sua passione e alla sua azienda. Nel 2007 una nuova sfida: decide di vinificare in proprio le uve sino ad allora conferite ad una cooperativa locale. Nascono così i vini Ottin. Vini di grande personalità, prodotti in gran parte da vitigni autoctoni, coltivati in territori naturalmente vocati alla viticoltura, dove la vite prospera con equilibrio, secondo tecniche di produzione rispettose dell'ambiente. Un'azienda giovane ma già affermata. Il Vallée d'Aoste DOC Petite arvine 2008 di Ottin è stato premiato con la menzione d'onore al concorso vini di montagna 2009 del CERVIM e ha ottenuto quattro bottiglie (vino di alto livello) nella guida de L'espresso "I vini d'Italia 2010". Per quanto riguarda i rossi, la guida de L'espresso considera il Vallée d'Aoste Torrette superiore 2007 Ottin il miglior torrette prodotto in Valle d'Aosta attribuendogli quattro bottiglie e un punteggio di 16.5/20”.




venerdì 13 luglio 2012

CARVINEA


“Siamo nell’Alto Salento, nell’agro di Carovigno, dove abbiamo coltivato l’idea di dar vita a vini che non nascessero dai vitigni del territorio, ma avventurarci in qualcosa di diverso e stimolante. Con il supporto di Riccardo Cotarella, winemaker di fama internazionale, abbiamo voluto testare l’adattamento al clima pugliese e a questi terreni -a pochi chilometri dal mare- della qualità di uve non locali. Abbiamo così impiantato 11 ettari di vigneti con uve Montepulciano, Aglianico e Petit Verdot”. Sono stati adottati i disciplinari più lenti e complessi, sia nel trattamento dei terreni (che sono stati sbancati, concimati e fatti riposare) sia nell’impianto dei vitigni –solo 400 ceppi per ettaro- sia nella manutenzione della vigna prevalentemente a mano e con fitti diradamenti tanto che per produrre una bottiglia è necessario l’impiego dell’uva prodotta da tre piante. Lunachiena, Merula, Sorma Frauma, e Sierma sono vini rossi che si fanno apprezzare per le singole sfumature olfattive e per la importante struttura. Merula Rosa è un rosato di stile provenzale, fresco e fruttato. La produzione è di nicchia, pari a 35 mila bottiglie all’anno.”


giovedì 12 luglio 2012

DAVIDE PALLUDA


“Davide Palluda, giovane, affermato e convinto territorialista, gestisce dal 1995 il ristorante "All'Enoteca", annesso alla sede dell'Enoteca Regionale del Roero. Studio, passione e professionalità, sono queste le linee che hanno caratterizzato il percorso formativo di Davide Palluda.  La sua cultura gastronomica è il risultato di studi e di esperienze lavorative tra Langa e Liguria.   La solida preparazione culturale si traduce in una cucina personale e dai chiari propositi, una cucina che sa parlare del territorio, senza per questo rimanere imprigionata nella retorica della tradizione.  Una filosofia del gusto che trova coerente applicazione anche nel passaggio dal ristorante al laboratorio: là dove materie prime, tecnologia e ricerca si fondono e si assoggettano all'obiettivo del mantenimento della freschezza e delicatezza del gusto e degli aromi primari, ispirandosi all'idea di una stagione che pensa all'altra e conservando la qualità nel tempo.
Nato a Canale (CN) nel 1971 la sua cultura gastronomica è il risultato di studi  presso la Scuola Alberghiera di Barolo e di esperienze lavorative tra Langa e Liguria.
Dal 1995 conduce a Canale il ristorante “All’Enoteca” e nel 2000 è stato insignito della “Stella Michelin” e giudicato  “Cuoco giovane dell’anno” dalla Guida de L’Espresso.”






mercoledì 11 luglio 2012

Venissa


“La storia - Burano e la sua “gemella” Mazzorbo, separate solo da un suggestivo ponte in legno, sono state nei secoli punto d'incontro tra la Serenissima e la terraferma. Infatti, queste due isolette si collocano proprio nel cuore dell'attuale Parco della Laguna Nord, e distano solo mezz'ora di vaporetto dal centro storico di Venezia e addirittura 15 minuti da Treporti. La storia di queste due isole, strettamente legate per vicissitudini e tradizioni, ha origine V secolo d.C. quando gli abitanti dell'antica Altino vi si rifugiarono per sfuggire agli Unni e si sviluppa, crescendo in importanza e ricchezza di pari passo con quella di Venezia, da cui però rimase autonoma governativamente fino al 1924. Burano, oltre che il più importante centro della lavorazione del merletto, divenne anche meta di vacanze per molte famiglie patrizie veneziane che qui edificarono ville sontuose e ricchi giardini, punti di ritrovo per artisti e letterati. Mazzorbo, e l'antistante Mazzorbetto, divennero invece luoghi di ritiro spirituale e di coltivazione della terra: il basso numero di abitanti, contadini e monaci soprattutto, si è dedicato nel corso dei secoli alla produzione di ortaggi tipici lagunari, alla cura di alberi da frutto (in primis la vite) e all'allevamento ittico nelle peschiere. La Tenuta Venissa in Scarpa-Volo, situata a Mazzorbo, rappresenta una testimonianza storica della cultura contadina lagunare legata alla produzione di vini e ortaggi: si è conservata nei secoli prima in forma di orto conventuale e poi di vigna domestica, e oggi si propone ai visitatori come luogo di tutela del proprio incredibile valore paesaggistico, agricolo, di lavoro umano e di attrezzature. Scarpa-Volo è un perfetto esempio di “vigna murata”, infatti l'intera tenuta, composta da un'area coltivata di oltre 2 ettari, è cinta da un muro settecentesco in parte ricostruito in epoca successiva, ed è costituita dai classici edifici della tradizionale architettura rurale in laguna: la casa padronale col camino sporgente (vallesana), le cantine, la stalla, il fienile e i depositi per gli attrezzi.
Il progetto - Il progetto di Venissa è nato dall'idea della Famiglia Bisol, storici viticoltori di Valdobbiadene, e di Vento di Venezia, polo nautico guidato da Alberto Sonino, su spunto di un bando per la gestione di Scarpa-Volo pubblicato nel 2006 dal Comune di Venezia e proprietario dell'intera tenuta. Numerosi i partner che hanno creduto e voluto fortemente dare il loro contributo a questo progetto: Slow Food del Veneto, il Centro Interdipartimentale IDEAS dell'Università Ca' Foscari di Venezia, l'Università T.U.B. di Berlino, gli istituti “Galuppi” di Burano, “Dante Alighieri” di Venezia, “Foscolo” di Murano, “Loredan” di Pellestrina e l'Istituto Comprensivo Statale di Sogliano al Rubicone, l'Onlus VAS Verdi Ambiente Società di Venezia, la Cooperativa Sociale Anima Mundi Onlus di Mestre, l'Associazione Civiltà Contadina, l'A.I.A.B. (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), il Consorzio del Carciofo Violetto di S.Erasmo, la Fattoria Didattica di Paolo Andrich, il Gruppo Pesca Sportiva di Burano, l'Associazione Artistica Culturale di Burano e infine il Comitato Spontaneo Parco Laguna Nord. Il progetto, risultato vincente, è centrato sull'integrazione tra il recupero produttivo e la valorizzazione dell'orti- e viticoltura tradizionali in Laguna, di cui la Tenuta Scarpa-Volo è la più peculiare e rappresentativa realtà della Laguna Nord giunta fino ai giorni nostri, e lo sviluppo di una “Residenza Promotrice di Ambiente” orientata all'interscambio culturale e di esperienze nel settore della sostenibilità ambientale a livello regionale ed europeo. Nasce così la struttura ricettiva di Venissa, dedicata al turismo naturalistico e nautico lagunare, che offre pernottamento nell'ex casa padronale e una ristorazione d'eccellenza firmata dalla chef Paola Budel, incentrata sulle tipicità locali e viene creato al tempo stesso un centro di formazione, educazione e ricerca agro-ambientale che si propone di recuperare parte dell'area agricola con vigneto, frutteto e orti e di realizzare un vero e proprio centro didattico, oltre che promuovere le relazioni imprenditoriali tra agricoltori coinvolgendo esperti del settore e potenziali investitori. Gli obiettivi di Venissa coincidono sostanzialmente con quelli del Parco della Laguna e mirano a rendere questo luogo unico un punto d'eccellenza per chiunque voglia conoscere, apprezzare e godere della ricchezza dell'ambiente lagunare, spaziando dalla simbiosi acqua/terra alle tradizioni culinarie, dagli itinerari per le vie d'acqua alla coltivazione di specie autoctone, dalla pesca alle tecniche di agricoltura a basso impatto ambientale.”


martedì 10 luglio 2012

DIAVOLEZZA


“The Berghaus Diavolezza is set amidst the breath-taking “festival hall” of the Alps at 3,000 metres above sea level. Guests can feast in the à-la-carte Bellavista panorama restaurant, the Diavolezza Stübli or the Diavolezza self-service restaurant. Delight your palate with any of the traditional, regional Graubünden and Valtellina specialities featured on our menu. Try venison bresaola (very thinly sliced, air-dried salted beef) with home-made herbal butter, or tuck into sciatt cheese accompanied by a glass of fine wine. We look forward to pampering you! Bellavista panorama restaurant.
In the Bellavista panorama restaurant, there are all manner of delicious dishes from the “devil's kitchen” on the menu, mainly featuring long-established recipes for regional Graubünden and Valtellina specialities. And as a “side dish” to perfectly complement the delectable cuisine, guests are served up magnificent vistas of the Piz Bernina (4,049m), the Piz Palü (3,905m) and their lofty companions. For up here, the highest peaks in the Eastern Alps lie at your feet.”



lunedì 9 luglio 2012

GRAND HOTEL KRONENHOF


“The Grande Dame of hotels extends its welcome – as it has since 1848. The 5-star superior Grand Hotel Kronenhof in Pontresina is one of the most architecturally significant Grand Hotels in the Alps since the 19th century. Many of the luxurious rooms and suites are in décor of a patrician dwelling, which comprise elegant, lavishly furnished rooms to pamper with the latest technology to provide a luxurious home away from home. The Kronenhof Spa stretching over 2,000 square metres is in a class by itself, offering a new dimension in relaxation and wellness for all those wanting to stay naturally healthy. The stunning views to the glaciers of Bernina, Val Roseg with its marvellous glacier and the magnificent Swiss stone pine and larch forests are simply breathtaking. The art of cuisine at the Grand Hotel Kronenhof is celebrated by an array of spectacular culinary experiences and a variety that is as exclusive as the unique mountains cape. Guests are welcome to dine in one of the most beautiful neo baroque Grand Restaurants in the Alps.”